Vincenzo Suma su Madonna della grotta

Vincenzo Suma su Madonna della grotta
Vincenzo Suma su Madonna della grotta

Vincenzo Suma su Madonna della grotta

(Madonna della Grotta, foto Pino Santoro)

Vincenzo Suma su Madonna della grotta

Oggi voglio proporre alla vostra attenzione un articolo interessante di Rosario Jurlaro riguardante la chiesa  denominata “Madonna della Grotta, pubblicato sull’Osservatore Romano (p. 5, N. 155) l’8 luglio 1964. Le foto pubblicate nel presente post sono di Pino Santoro.

Un ignorato architetto del Trecento Domenico De Juliano

di Rosario Jurlaro

Poco distante da Ceglie, antico villaggio messapico che molto presto divenne patrimonio della chiesa di Brindisi in possesso della quale rimase fino al XIV secolo, è una chiesetta sotto il titolo di S. Maria della Grotta, oggi ad altro uso adibita, meritevole d’essere studiata come documento di una certa acquisizione culturale tipicamente nordica, o meglio umbro – toscana, in questa regione, nel secolo XIV.

Essa si sviluppa su pianta rettangolare. L’ampiezza all’interno è di m. 6, la lunghezza dalla parete dell’ingresso ai pilastri dell’arco interno dell’abside non più esistente, è di m. 22. La copertura originariamente dovette essere stata programmata a capriate con tetto a due spioventi. In fase di costruzione però si pensò di evitare il carico sulle pareti strutturate a due facce con pietra calcarea locale, carparo e tufo, e si impostarono quindi su lesene, addossate e solo in qualche punto immorsate nelle pareti, degli archi a sesto acuto molto eleganti che, in armonia con l’arco dell’abside, creavano, nella particolare prospettiva dello stretto e lungo vano, un effetto suggestivo di gusto prettamente gotico. Nel progetto, così variato, gli archi dovevano scompartire tutta la copertura in sei cieli a vele come accertano gli attacchi ancora visibili in alto sulla prima coppia di pilastri. Questo progetto però non venne mai eseguito. Sopra gli archi invece poggiarono i due spioventi del tetto sostenuto da travi orizzontali all’asse della chiesa e una perpendicolare tra arco ed arco, che in alto poggiava sulla trave dorsale, e in basso su una mensola a gola rovescia in legno incastrata nella parete.

Le pareti, ritmate dalle lesene e forate da strette monofore decorate, dovevano essere completamente affrescate e con discreta tecnica.

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